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S.A. 11 gennaio 2016
300 milioni di euro in più rispetto al 2015, quando le entrate erano 6,6 miliardi, che arrivano da un crescita del Pil intorno all´1% che si traduce in maggior gettito. Oltre un miliardo di euro in più da programmazione unitaria
Finanziaria Sardegna: manovra da 7,4 miliardi, 3,3 per la sanità


CAGLIARI - Nel 2016 la Sardegna potrà contare su 7,4 miliardi di euro nel bilancio regionale, la maggior parte dei quali arrivano da entrate tributarie proprie e compartecipate, alienazione e mutui, complessivamente 6,9 miliardi. Si tratta di 300 milioni di euro in più rispetto al 2015, quando le entrate erano 6,6 miliardi, che arrivano da un crescita del Pil intorno all'1% che si traduce in maggior gettito: 70 milioni per la chiusura della vertenza entrate e aumenti dell'Irap e Irpef per i redditi più alti, dai 28 mila euro in su.

Sono i principali numeri della manovra Finanziaria 2016 presentata questa mattina (lunedì) dal presidente della Regione Francesco Pigliaru e dall'assessore della Programmazione Raffaele Paci, già trasmessa al Consiglio regionale per l'avvio dell'iter di approvazione dei 12 articoli della legge di stabilità regionale. Alle risorse regionali si aggiungono, nell'ambito della programmazione unitaria, oltre 1 miliardo di euro di risorse comunitarie del fondo europeo di sviluppo regionale, fondo sociale, fondo agricolo, politica agricola regionale e fondo sviluppo e coesione nazionale.

Fondi cantieri. Come nella precedente manovra è prevista la programmazione unitaria delle risorse regionali, statali e comunitarie. «Questo permette di dare forte impulso e accelerazione alla spesa dei fondi europei sin dall'inizio del nuovo ciclo di programmazione, evitando così le corse contro il tempo per salvare finanziamenti all'ultimo momento. - spiega l'assessore Paci - Stiamo parlando solo per il 2016 di oltre 600 milioni di euro che si sommano alle risorse regionali. Altro tassello importante sono le infrastrutture: quest'anno verranno spesi 127 milioni di fondi dal mutuo infrastrutture e oltre 400 di fondi statali Fsc. Dunque un piano imponente di opere pubbliche che oltre a ridurre il nostro storico gap infrastrutturale rilancerà la domanda interna dando un'accelerata all'economia regionale che finalmente conta posti di lavoro in più e meno disoccupazione: segnali positivi, ma che vanno rafforzati perché la mancanza di lavoro resta comunque il problema più grave». Nonostante la necessità di una decisa spending review per il risanamento del debito in Sanità, gli investimenti nelle politiche di crescita della Regione restano importanti e procedono sul doppio binario dei fondi del Bilancio e della Programmazione Unitaria. Per l'Istruzione nel 2016 sono disponibili 252 milioni; 212 per il Lavoro; 512 per la Competitività del sistema produttivo; 398 per la Protezione dell'Ambiente; 512 per Infrastrutture e Agenda Digitale; 538 per la Mobilità.

Sanità. Un capitolo a parte è rappresentato dalla Sanità alla quale, includendo le politiche sociali, verranno destinati 3 miliardi e 687 milioni di euro, risorse quasi interamente provenienti dal bilancio regionale a cui si aggiungono 57 milioni di fondi Fsc per investimenti nella rete ospedaliera. Alla Sanità sarda vengono destinati 350 milioni in più rispetto al 2015 per affiancare il piano di risanamento approvato in dicembre dalla Giunta. Oltre a spending review e aumento di entrate grazie al miglioramento del ciclo economico, per risanare la Sanità - i cui conti sono stati lasciati senza controllo dalla precedente legislatura (oltre 400 milioni di debito all'anno) - viene chiesto un sacrificio temporaneo a imprese e cittadini più abbienti. Viene dunque abolita l'aliquota Irpef unica (1,23% per tutti) e sono introdotte fasce di pagamento progressive in base al reddito e in nome di una reale equità e giustizia sociale, che in base a principi universalmente accettati fissa contributi progressivamente maggiori per i redditi più alti. Per sostenere il risanamento della Sanità vengono dunque temporaneamente aumentate le aliquote per i redditi dai 30mila euro in su, mentre si abbassano per tutti gli altri. Un meccanismo che comporterà la diminuzione delle tasse per la maggior parte dei cittadini sardi.

Accantonamenti. La Sardegna ha già in corso un confronto con il Governo centrale per la riduzione degli accantonamenti che le sono imposti. «Siamo consapevoli che anche la Sardegna deve contribuire al risanamento del debito pubblico nazionale, come affermato dalla Corte Costituzionale in più sentenze, - sottolinea il vicepresidente della Regione Raffaele Paci - ma importi e durata di questi accantonamenti devono essere ridiscussi alla luce delle nuove funzioni acquisite dalla Regione in campo sanitario (Lea aggiuntivi, farmaci innovativi, integrazioni dei contratti collettivi nazionali) che comportano una spesa ulteriore compensata da maggiori trasferimenti solo nelle Regioni a Statuto ordinario. Perciò stiamo chiedendo al Governo la riduzione degli accantonamenti per la Sardegna».

Nella foto: Francesco Pigliaru e Raffaele Paci durante l'illustrazione
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