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A.B. 3 febbraio 2016
Il sigillo della Maggioranza in Consiglio Regionale. «I nostri diritti sono stati riconosciuti pienamente», chiosa il presidente della Regione Autonoma della Sardegna Francesco Pigliaru
«Vertenza Entrate, mantenuto l´impegno»


CAGLIARI - Anche il Consiglio Regionale certifica la chiusura della Vertenza Entrate, aperta nel 2006 e definitivamente risolta a dicembre 2015 grazie ad un lungo lavoro portato avanti sin dal primo giorno del suo insediamento dalla Giunta Pigliaru. Infatti, l’Aula di Via Roma ha approvato lunedì un ordine del giorno con i voti della Maggioranza di Centrosinistra, prendendo atto dello storico risultato: l’accordo sulla Vertenza Entrate si chiude per sempre dopo dieci anni e diventa una legge certa, con regole scritte e precise che valgono per la Sardegna e per lo Stato e che riconoscono pienamente tutto quanto rivendicato grazie all’approvazione delle norme di attuazione dell’articolo 8 dello Statuto (quello che elenca tutte le entrate che spettano alla Sardegna incluse quelle oggetto del contenzioso) da parte della Commissione paritetica Stato-Regione per l’attuazione dello Statuto speciale. Adesso, l’ultimo sigillo spetta, attraverso una presa d’atto, al Consiglio dei Ministri.

«Abbiamo mantenuto la promessa fatta ai nostri cittadini chiudendo definitivamente una vicenda rimasta in sospeso troppo a lungo – commenta il presidente della Regione Autonoma della Sardegna Francesco Pigliaru – Era tempo di archiviare un lavoro cominciato nel 2006, quando emerse una situazione di completa disattenzione nell’applicazione dello Statuto della Sardegna. E adesso, in pochissimo tempo e lavorando duramente, la nostra Giunta ha chiuso definitivamente la partita. L’abbiamo chiusa per sempre: voglio infatti ricordare che non solo abbiamo finalmente definito una quantificazione certa delle entrate dovute alla Sardegna, ma grazie anche all’impegno della Commissione paritetica abbiamo scritto e concordato regole che chiudono la vertenza e danno certezza assoluta per il futuro. Questo significa che, se nel 2006 ottenemmo la scrittura di un articolo 8 molto più favorevole per il nostro regime delle entrate, oggi grazie a quelle regole (che accolgono in pieno tutte le nostre richieste), nessuno potrà mai più mettere in dubbio i nostri diritti». Pigliaru evidenzia poi la novità contenuta nell’articolo 2, ovvero la possibilità di inversione del gettito fiscale. «Significa che, dopo un accordo con l’Agenzia delle Entrate, la parte delle compartecipazioni erariali che spetta alla Sardegna non sarà più versata a Roma per poi tornare nell’Isola ma resterà direttamente e immediatamente disponibile nelle casse regionali».

La vicenda è iniziata nel 2006 con l’accordo Soru-Prodi che, recepito nella legge 296, modificava l’articolo 8 dello Statuto riconoscendo alla Regione nuove e maggiori entrate tributarie. Lo Stato, grazie a quell’accordo, aveva riconosciuto alla Sardegna, con una nuova formulazione statutaria, 5miliardi ed 800milioni circa di entrate a regime dal 2010. Ma il percorso non era concluso: erano rimaste infatti in sospeso (rivendicate dalla Sardegna, ma non riconosciute dallo Stato durante tutta la precedente legislatura, non essendo state approvate le norme di attuazione) alcune voci sulle quali non si riusciva a trovare un metodo condiviso di quantificazione, e cioè Ires maturata, giochi, riserve matematiche, redditi di capitale. Invece, a dicembre, queste voci sono state pienamente riconosciute e saranno per sempre versate nelle casse della Sardegna, garantendo assoluta sicurezza sulle entrate finora controverse, circa 130milioni di euro all’anno, ed il riconoscimento di tutti gli arretrati, 900milioni di cui 300 già versati a gennaio 2015, i primi che la Sardegna è riuscita a incassare dal 2010. Un altro importante risultato è che lo Stato non potrà tenere per sé le riserve erariali della Sardegna per fare cassa, se non in caso di eventi eccezionali ed imprevedibili, un terremoto per esempio, che rendano necessario ricorrere a risorse straordinarie.

Il confronto con lo Stato ha avuto un’accelerata nell’ultimo anno, con un lavoro costantemente condiviso con Palazzo Chigi, il Ministero dell’Economia e delle Finanze e la Ragioneria dello Stato, e con il sostegno del Consiglio Regionale, che nella vicenda ha sempre avuto un ruolo importante. «Non è stato facile, ma alla fine abbiamo portato a casa il massimo: abbiamo ottenuto tutto quanto avevamo chiesto, non un solo euro in meno, compresa la rateizzazione degli arretrati in quattro anni e non in dieci dei 900milioni di arretrati – sottolinea l’assessore regionale della Programmazione e del Bilancio Raffaele Paci – Dalla nostra parte, avevamo le norme con la sentenza della Corte Costituzionale del 2012 e un Governo da subito disponibile al confronto. Poi, certo, è servita una paziente e a tratti dura contrattazione politica, ma alla fine il risultato ci premia, anzi premia la Sardegna e i sardi. Perché vengono riconosciuti i diritti di tutti i sardi e perché adesso abbiamo certezza delle nostre risorse che potranno essere utilizzate in totale autonomia dalla Regione per migliorare la qualità della vita dei cittadini, rafforzare e cogliere nuove opportunità di sviluppo e lavoro. È un risultato storico, concreto, che cancella qualunque incertezza per il presente e per il futuro».

Nella foto: il presidente regionale Francesco Pigliaru in Aula
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