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S.A. 4 febbraio 2016
Il presidente e il segretario regionale della Cna Sardegna, Pierpaolo Piras e Francesco Porcu, in merito all´audizione sulla manovra Finanziaria 2016 presso la Terza Commissione del Consiglio regionale
Le richieste di Cna Sardegna


CAGLIARI - «La Finanziaria regionale, per riparare il disastro prodotto in campo sanitario, è costruita e poggia prevalentemente sull’aumento della pressione fiscale, effetto della legge 34/2015, che innalza oltre il sopportabile le tasse su cittadini e imprese e tarpa le ali ai segnali di ripresa economica in atto in Sardegna». Lo hanno detto il presidente ed il segretario regionale della Cna Sardegna Pierpaolo Piras e Francesco Porcu, sentiti nei giorni scorsi dalla Commissione Bilancio del Consiglio regionale.

La Cna giudica il Piano di rientro dal disavanzo sanitario previsto dalla Regione insufficiente per la mancanza di un adeguato sistema di monitoraggio e controllo della spesa dovuto al sostanziale fallimento del sistema informatico Sisar. La Cna ha pertanto chiesto al Consiglio Regionale di cancellare l’Irap e ridurre l’addizionale Irpef individuando misure alternative che non pregiudichino il tentativo di ripresa economica che giunge grazie alla favorevole congiuntura internazionale dopo anni di crescenti tagli alle risorse destinate alle politiche per lo sviluppo e per la competitività del sistema produttivo.

Tra le misure richieste dall’associazione artigiana c’è infatti il ridimensionamento della macchina pubblica regionale (12 assessorati, 41 partecipate, 11 enti e agenzie, 4200 dipendenti per l’ente regione, 2103 per enti e agenzie, 6600 per l’Ente Foreste) che ha un costo di soli stipendi di circa 530 milioni di euro. A questo proposito la Cna ha chiesto l’accorpamento, ove possibile, degli enti e delle agenzie regionali in modo da snellire la pubblica amministrazione isolana (ad esempio l’unificazione delle agenzie agricole, consorzi di bonifica, consorzi industriali). La Cna inoltre pensa che economie possano realizzarsi guardando ai trasferimenti al sistema delle autonomie locali, complessivamente pari a circa 1,2 miliardi, ferma restando la necessità di non penalizzare i piccoli comuni o le aree dell’interno più disagiate e impoverite dalla crisi economica.

Dopo aver manifestato preoccupazione per i ritardi dei bandi riguardanti la programmazione 2014/2020 e per l’assenza di notizie sullo stato dell’arte riguardante la programmazione territoriale (da cui dipende gran parte del successo o del fallimento del settennio comunitario in corso), i vertici dell’associazione artigiana hanno chiesto che una parte del fondo di 238 milioni di euro istituito nel 2010 presso la Sfirs per sostenere l’accesso al credito delle imprese sia utilizzato per cancellare l’Irap e ridurre l’addizionale Irpef. Operazione possibile che non limiterebbe la capacità operativa del Fondo che, occorre ricordarlo, non ha migliorato in questi anni le condizioni di accesso al credito delle imprese sarde.

Per questo Cna sostiene come necessario un diverso utilizzo del fondo di garanzia sulla scorta del processo di riforma che intende avviare anche il Medio Credito Centrale il cui funzionamento, in questi anni pur più efficace del fondo Sfirs, è servito per garantire imprese che il credito sarebbero state in grado di ottenerlo da sole, ma non di aiutare le PMI per le quali l’offerta di credito è più razionata. Condizione analoga a quanto verificatosi in Sardegna. L’idea - hanno spiegato i vertici dell’associazione - è quella di dotare il “Fondo Sfirs di un modello proprietario di calcolo di rating, così come lo hanno le banche, e modularne la copertura in base alla rischiosità dei soggetti che chiedono la garanzia. Il Fondo dichiarano - deve operare per sostenere le aziende che da sole non riescono ad ottenere credito, altrimenti funziona a sostegno delle banche e non delle imprese, come accaduto in questi anni.
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