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A.B. 10 febbraio 2016
L´associazione Socialismo Diritti Riforme lancia l´allarme in relazione alla situazione del 43enne cagliaritano Giambattista Carrusci, cardiopatico e diabetico, tornato nella struttura carceraria cagliaritana
Detenuto malato torna nel carcere di Uta per scontare tre mesi


CAGLIARI - «L’improvviso e inatteso ritorno in carcere di un detenuto, che aveva ottenuto gli arresti domiciliari per le gravi condizioni di salute certificate dai Medici dell’Istituto, ha destato sconcerto e sgomento nell’uomo ancora sofferente e nella sua famiglia. Recluso nella Casa Circondariale di Cagliari ha sospeso l’assunzione del cibo e dei farmaci per protesta». Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione Socialismo Diritti Riforme, con riferimento al 43enne cagliaritano Giambattista Carrusci, cardiopatico e diabetico, tornato in carcere per scontare tre mesi di detenzione.

«L’uomo – sottolinea – era stato dichiarato incompatibile dai medici del carcere di Cagliari-Uta in quanto già infartuato due volte e con cinque stent coronarici. Aveva quindi ottenuto di continuare a scontare la pena residua di circa un anno ai domiciliari. Dopo sei mesi, tuttavia, sottoposto alla visita di verifica di routine da un perito del Tribunale di Sorveglianza, è risultato in migliori condizioni di salute ed è tornato dietro le sbarre. Lo sconcerto però nasce dal fatto che Carrusci non solo ha rispettato alla lettera le prescrizioni imposte dalle misure della pena attenuata, ma deve scontare soltanto novanta giorni. Restano inoltre immutati nella sostanza i problemi di salute in quanto, essendo un cardiopatico, nel corso dei mesi trascorsi a casa è stato accudito dalla compagna e ha ridotto il disagio della vita carceraria traendone giovamento».

«E’ giusto sottoporre a controllo semestrale chi fruisce delle pene alternative per motivi di salute – conclude la presidente di Sdr – tuttavia anche i periti dovrebbero forse tenere conto che le mutate condizioni ambientali e la vicinanza dei familiari di per sé favoriscono una ripresa del paziente-detenuto. Il buon senso sembra altresì suggerire che alcune patologie sono destinate a peggiorare nel breve periodo in ambienti, come il carcere, non idonei ad assistere persone ammalate. Carrusci, che ha accolto l’invito a sospendere la protesta, è un esempio emblematico di come talvolta una norma può essere assunta in automatismo generando maggiori problematiche di quelle che intenderebbe risolvere. In questo caso al detenuto, alla famiglia e agli operatori penitenziari».
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