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A.B. 26 febbraio 2016
Lo spettacolo/concerto dell´eclettica cantante, compositrice, attrice e performer (firmato Teatro del Segno), in cartellone domani sera, al Teatro Comunale, e domenica, nel Padiglione Tamuli delle Ex Caserme Mura di Macomer, per la stagione de La Grande Prosa/Danza/Musica organizzata dal Cedac/Circuito Multidisciplinare della Sardegna
Musica: Rossella Faa a San Gavino


SAN GAVINO MONREALE - Viaggio tra parole e note, per riscoprire il fascino e la grazia della terza età con “Bella, bella, bella… sa Beccesa”, lo spettacolo/concerto dell'eclettica cantante, compositrice, attrice e performer Rossella Faa (firmato Teatro del Segno), in cartellone domani, sabato 27 febbraio, alle ore 21, al Teatro Comunale di San Gavino Monreale e domenica 28, alla stessa ora, nel Padiglione Tamuli delle Ex Caserme Mura di Macomer, per la stagione de La Grande Prosa/Danza/Musica organizzata dal Cedac/Circuito Multidisciplinare della Sardegna. Sotto i riflettori, Faa, moderna cantastorie, alla testa dell'affiatato ensemble formato da Giacomo Deiana alla chitarra, Nicola Cossu al contrabbasso e Stefano Sibiriu alle percussioni, per una trama sonora fatta di ballads con metriche danzanti e racconti, impreziosita da immagini “a tema”, una suggestiva partitura pensata in chiave (auto)ironica e poetica come un «antidoto alla paura d'invecchiare».

Sull'Isola dei centenari, nascono le melodie di “Bella Bella” (un inno alla «libertà di poter fare, finalmente, quel che si vuole, senza curarsi delle opinioni e delle chiacchiere della gente: è il segreto che fa della vecchiaia una fase molto interessante e ricca della vita, in cui si raccolgono i frutti delle esperienze passate e delle scelte compiute», come racconta Rossella Faa) e di “Sa Meba Pirongia” (in cui il gusto acidulo e la fragranza della mela cotogna diventano metafora delle diverse stagioni dell'esistenza). Ritratti in musica: l'immancabile “Sig. Rosa” che «at biu cosas chi nosu no poteus mancu pensai» (ha visto cose che noi non possiamo neanche immaginare); “Bah! Miticòi ca...”, per un sogno ad occhi aperti che potrebbe diventare realtà, oltre ad un fantastico apologo sulla “Babaiecca” che si trasforma in invito alla gentilezza. Sul filo delle melodie, Faa disegna un vivido affresco della società contemporanea, ponendo l'accento sul ruolo degli anziani, tra pregiudizi e luoghi comuni, in un'Italia che non è davvero più un “paese per vecchi” (ma neppure per giovani) ed aprendo un luminoso spiraglio su un ipotetico futuro in virtù di una ragionevole utopia.

L'artista mette a confronto la realtà attuale con l'antica civiltà contadina in cui la saggezza dei vecchi (frutto dell'esperienza e di un maggiore distacco e una maggior lucidità di giudizio rispetto all'irruenza dei giovani) era ritenuta un bene prezioso per la comunità, spesso si ricorreva al loro consiglio e il rispetto nei loro confronti non veniva mai meno. Nella moderna società globale, in costante trasformazione, l'immaginario ruota intorno alla figura dell'eterno adolescente, volubile e capriccioso, secondo le regole di un consumismo esasperato che lascia ai margini chi non fa (più) parte del processo produttivo: fatalmente la terza età ricade in questo progressivo ostracismo, finito il tempo del lavoro prevale sovente un senso d'inutilità che annulla la gioia di vivere e il piacere di centellinare ogni istante. La cantautrice capovolge questa visione negativa, sottolineando come chi abbia avuto la fortuna di raggiungere la vecchiaia abbia anche il diritto, e in un certo senso il dovere, di gustarsela appieno, magari rivoluzionando il proprio stile di vita o comunque confrontandosi con nuove esperienze, riscoprendo talenti dimenticati o trascurati e seguendo le proprie inclinazioni, per conquistare una meritata «F come felicità».

Nella foto: Rossella Faa
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