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Red 11 gennaio 2017
«Bocciatura grave sul piano politico e finanziario», dichiara il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis. «Disastro Giunta Pigliaru. La Bocciatura della Consulta sulla legge finanziaria affonda i sardi e le urgenze dell´Isola. Governo Regionale ormai inadeguato al suo incarico», insiste l´europarlamentare del Ppe Salvatore Cicu. «La Consulta affossa l’accordo-capestro Paci-Padoan», chiosa il capogruppo dei Riformatori Sardi–Liberaldemocratici in Consiglio Regionale Attilio Dedoni. «Confermate le nostre denunce: prof bocciati», conclude il vicepresidente forzista Ignazio Locci
Finanziaria: l´Opposizione non ci sta


CAGLIARI – Prosegue la discussione politica attorno alla Finanziaria sarda, alla decisione della Consulta ed alle polemiche che ne sono scaturite [LEGGI]. «Non ci si può nascondere dietro il dito del disguido tecnico, perché la sentenza della Corte Costituzionale è chiara: la Finanziaria 2016 è illegittima per un errore grossolano della Giunta Regionale». Lo ha dichiarato Pietro Pittalis, capogruppo di Forza Italia in Consiglio Regionale, che durante il dibattito in aula ha chiesto le dimissioni dell’assessore Paci. «Le dimissioni dovrebbero essere un atto dovuto: in primo luogo, perché la Giunta ha ritirato tutti i ricorsi verso il Governo e quest’ultimo invece non ha fatto altrettanto, confermando un rapporto di sudditanza tra la prima e il secondo; in secondo luogo, perché la censura avviene proprio su quel punto, ovvero il pareggio di bilancio, che per mesi è stato ostentato come un fiore all’occhiello dalla Giunta». Il capogruppo chiede chiarezza anche sugli effetti della sentenza: «Altre volte abbiamo sentito che tutto era a posto, tutto era chiarito e poi sono stati i sardi a subire le conseguenze degli errori e della polvere nascosta sotto il tappeto. Ad aggravare la situazione – sottolinea il forzista- vi è il fatto che la Sardegna non ha un bilancio neppure per il 2017. Ci troviamo dinanzi ad una situazione senza precedenti, gravissima sul piano politico e finanziario e le rassicurazioni senza assunzioni di responsabilità non fanno altro che aumentare la preoccupazione».

«Stiamo assistendo ad una gestione finanziaria a dir poco inadeguata da parte della Giunta Pigliaru. L'ennesima bocciatura da parte della Corte Costituzionale è la prova di un vuoto di competenze e di una capacità rappresentativa inaccettabile». Sono le dichiarazioni dell'europarlamentare del Ppe Salvatore Cicu alla notizia che la Corte Costituzionale ha bocciato l'articolo 3 della legge finanziaria disponendone così la sua illegittimità. «La Sardegna - ha dichiarato - ha testato in questi anni l'inesperienza tecnica e politica di una classe dirigente lontana dalla realtà e dalle giuste competenze governative. E non c'è solo l'essere ostaggio del Governo Nazionale, ma anche un preoccupante livellamento verso il basso delle politiche governative. In un momento in cui la Sardegna ha bisogno di interventi forti sul piano delle politiche contro povertà e diseguaglianza, sul tema trasporti e continuità, abbiamo una Giunta che continua ad inseguire bocciature che penalizzano i sardi e la prospettiva di sviluppo economico di un'intera Isola. La Consulta smaschera la propaganda di una Giunta che ha nascosto ai sardi la mancanza dei soldi e il tentativo disperato dell'assessore Paci di chiudere in pareggio un bilancio disastroso».

«La decisione senza precedenti della Corte costituzionale di bocciare l’intera legge finanziaria 2016 della Regione Sardegna è un disastro annunciato, figlio del fallimento della vertenza sulle entrate erariali e del patto scellerato Paci-Padoan con cui la Giunta regionale ha rinunciato a rivendicare le risorse che lo Stato deve alla Sardegna», dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi–Liberaldemocratici in Consiglio Regionale Attilio Dedoni. «Abbiamo detto e ripetuto in ogni sede che la rinuncia alle entrate erariali, abbinata all’introduzione del pareggio di bilancio, avrebbe portato la Regione alla bancarotta. Finalmente i giudici costituzionali hanno fatto luce su quello che il centrosinistra ha sempre cercato di nascondere dietro la cortina fumogena della propaganda: i soldi non ci sono, il ritiro dei ricorsi per il riconoscimento delle quote di compartecipazione dei tributi e dei relativi arretrati equivale alla mancata riscossione, e neppure i più spericolati espedienti della finanza creativa messi in campo dall’assessore Paci potevano consentire di chiudere in pareggio un bilancio in profondo rosso. Quella che Giunta e maggioranza hanno sempre sbandierato come una vittoria si è rivelata la più grande fregatura nella storia dell’Autonomia: le ambizioni da primo della classe del professor Paci hanno portato la Sardegna a sperimentare per prima il bilancio armonizzato, ma l’incapacità a riscuotere le risorse che ci sono dovute ha fatto sì che le spese restassero prive di copertura finanziaria. Al di là degli aspetti puramente contabili, va sottolineata la gravità delle ripercussioni che quanto è accaduto avrà sul fragile tessuto economico isolano. E’ la dimostrazione del fatto che l’accordo-capestro del 2014 non lascia spazio di manovra per la spesa regionale: non si può creare lavoro, non si può incentivare lo sviluppo economico, si può solo finanziare le clientele per foraggiare i bacini elettorali e il sottobosco politico che gravita intorno al centrosinistra, come ancora continuiamo a vedere in materia di sanità e non solo».

«Una sentenza che conferma tre anni di nostre denunce sui conti della Giunta Regionale». Così, il forzista Ignazio Locci, vicepresidente del Consiglio regionale, commenta la sentenza della Consulta sulla Finanziaria 2016. «Con tutti gli strumenti a disposizione dell’opposizione, abbiamo provato a ricondurre a ragionamenti logici e matematici un Esecutivo che si è autoconvinto della propria falsa propaganda. Il pareggio di bilancio è stato esaltato come il grande traguardo dell’Esecutivo, ma si è rivelato solo l’altare sul quale i baroni della giunta regionale hanno sacrificato centinaia di milioni di entrate che spettavano alla Sardegna e un monumento al fallimento politico del centrosinistra. Altro che esercizio provvisorio: oggi – ha concluso Locci - è la giornata giusta per le dimissioni di chi non ha ancora presentato la Finanziaria 2017 e si è visto bocciare sonoramente quella del 2016».
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