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mariangela pala 7 luglio 2017 video
Nando Nocco membro dell’associazione culturale Intragnas, da ieri ha appeso ad un filo le immagini del degrado della chiesa e del complesso monumentale di Monte Agellu
La Basilica di San Gavino: una chiesa da salvare


PORTO TORRES - Una chiesa che rischia di soccombere nel degrado. La Basilica di San Gavino simbolo e immagine dell’identità di Porto Torres invoca aiuto. Nando Nocco membro dell’associazione culturale Intragnas, da ieri ha appeso ad un filo le immagini del degrado della chiesa e del complesso monumentale di Monte Agellu che si estende verso il patio di San Gavno e le cumbessias fino a comprendere il muraglione che continua a perdere pezzi, frammenti di una storia millenaria che chiede di essere salvaguardata.

Una iniziativa - quella di Nando Nocco - di chi non vuole la cancellazione del sacro tempio e diretta a sensibilizzare le istituzioni e gli enti perché intervengano e in fretta a difesa di un patrimonio culturale che rischia di perdersi. Un grido d’allarme lanciato a più riprese dallo stesso parroco e presidente del Centro Studi, don Mario Tanca, con continue segnalazioni alla Soprintendenza ai Beni culturali e all’ufficio Beni culturali della Diocesi di Sassari. La basilica ha bisogno di un progetto di restauro ma mancano i soldi per realizzare i lavori. Costi troppo alti per le casse della parrocchia che ha dovuto sobbarcarsi le spese di efficientamento energetico della chiesa per adeguare l’impianto di illuminazione con la sistemazione di nuovi corpi illuminanti.

«Porto Torres potrebbe usufruire dei finanziamenti pubblici ma è il comune che deve presentare un progetto da solo in quanto membro della rete metropolitana o costituendo un consorzio con altri soggetti », spiega don Tanca. «La chiesa ha urgente necessità di essere messa a posto, - aggiunge il parroco - e se non si dovesse iniziare a farlo in tempi stretti il rischio è che le lesioni che sono state riscontrate possano diventare ancora più gravi e mettere a repentaglio la stabilità dell'intero edificio». Preoccupazioni condivise dall’epigrafista Giuseppe Piras, «il peso del tetto in piombo grava sulle pareti e lo dimostrano il muro meridionale esterno, le colonne e i pilastri cruciformi che paiono non essere più in asse e si sta evidenziando uno spostamento verso l’esterno».

Una situazione determinata dal fatto che nel 1898 l’ingegner Dionigi Scano eliminò i contrafforti esterni e li sostituì con catene esterne per mantenere la stabilità dei muri. «Col passare del tempo quelle catene non assolveranno più alla loro funzione e il rischio è quello che si verifichi un crollo del muro - sottolinea il vicepresidente del Centro Studi, Giuseppe Piras - sottolinea Ma solo con un monitoraggio costante è possibile sapere quando e come intervenire e in che misura e con quale velocità si sta spostando il muro». Un monitoraggio necessario come richiesto dal Centro Studi della Basilica per capire se si stanno verificando movimenti statico- dinamici tali da compromettere la stabilità del monumento.
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