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Augusto Cherchi 11 novembre 2017
L'opinione di Augusto Cherchi
E´ urgente prendere atto del caos in sanità


È necessario e urgente prenderne atto: la garanzia dei livelli minimi di assistenza e il normale svolgimento delle attività assistenziali sono a rischio, mentre il pericolo di un’interruzione di pubblico servizio sempre più vicino. Si tratta indubbiamente di affermazioni forti, ma considerato quanto sta succedendo nella sanità sarda ritengo doveroso e improcrastinabile un grido d’allarme e di denuncia forte e preoccupato. Diversi episodi possono bastare per definire la gravità della situazione e la mancanza di coordinamento e di controllo che caratterizzano la sanità nell’Isola.

L’ATS (la famosa ASL unica che avrebbe dovuto produrre risparmi, maggiore efficienza e qualità dei servizi) ha bandito nei mesi scorsi una selezione per la formazione di una graduatoria, ad uso ATS (del. 299 del 07/08/2017), per l’assunzione di medici anestesisti che risultano gravemente insufficienti a Oristano, Cagliari, Nuoro, Olbia, Lanusei, Carbonia, Tempio, Ozieri. Completate le procedure di formulazione dell’elenco degli idonei, è iniziata la chiamata dei pochi professionisti che hanno dato la propria disponibilità (meno di 10 su un elenco di 42) quando d’improvviso, un’altra Azienda Sanitaria (l’AOU di SS), apparentemente senza che nessuno se ne accorgesse (ma crediamo sia uno dei casi in cui l’apparenza inganna) e utilizzando la graduatoria di un’altra azienda, senza che esistessero accordi in tal senso, ha assunto i pochi professionisti presenti nella graduatoria fatta dall’ATS ad uso dell’ATS (del. 614 del 02/11/2017). Il risultato è che nessun medico risulta disponibile alla chiamata di assunzione dell’ATS.

Nel frattempo il caos si diffonde nell’intera isola. Limitandoci ad osservare il caso della ASSL di Oristano, notiamo, tra le altre cose: che viene chiuso il 50% delle sale operatorie, con la conseguenza che ogni mese centinaia di pazienti non possono essere operati; che le liste di attesa si allungano all’infinito; che non sono garantite le urgenze, che si devono mettere in fila come gli altri pazienti. Questo significa che sono vanificati tutti i risultati eccellenti raggiunti in alcuni reparti e certificati dal Programma Nazionale Esiti che tanto bene hanno fatto a tutta la sanità sarda e che, fatto ben più grave, non sono garantiti i LEA, i livelli essenziali di assistenza; che non si riescono a garantire i turni di guardia attiva, pregiudicando in tal modo la continuità assistenziale se non ricorrendo, per evitare l’interruzione di pubblico servizio, a turnazioni che contrastano con la normativa italiana, con quella europea e con le principali disposizioni contrattuali sulla turnistica del personale dipendente o limitando gravemente il diritto alla fruizione del giusto riposo.

Altrove, poi, è possibile trovare reparti che hanno un terzo del personale medico rispetto ad altri reparti di pari livello (nel rapporto di 7 a 24) e che continuano a garantire il servizio con gravi difficoltà; oppure reparti che sviluppano volumi di attività tra i più alti della Sardegna ed eseguono procedure salvavita che dovrebbero funzionare 24 ore al giorno ma da tempo funzionano a malapena 12 ore al giorno, talvolta con macchinari e strumentazioni vecchie di oltre 10 anni. Siamo costretti a denunciare che disservizi di questo tipo, che certamente non rientrano nell’alveo del “normale disservizio di un sistema così complesso”, si riscontrano ovunque nell’Isola. Cos’altro deve accadere, quale livello di inefficienza e di caos occorre raggiungere prima che si prenda atto della gravità della situazione?

*Consigliere del Partito dei Sardi, componente della VI Commissione
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