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Red 30 gennaio 2018
La celebre commedia di Molière, nella versione immaginifica e coinvolgente di Ugo Chiti, debutterà in prima regionale domani sera, al Teatro Tonio Dei di Lanusei, per approdare giovedì al Cine/Teatro Montiggia di Palau, nel cartellone della Stagione di prosa 2017-18 del Cedac, nell´ambito del Circuito multidisciplinare dello spettacolo in Sardegna
L´avaro Benvenuti sbarca in Sardegna


LANUSEI - Un capolavoro della storia del teatro, “L'avaro” di Molière, sbarca nell'Isola sotto le insegne del Cedac nella versione dell'Arca azzurra Teatro, con Alessandro Benvenuti nel ruolo del protagonista, Arpagone, così innamorato del suo denaro da sacrificargli la felicità dei propri figli, accanto a Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci, Gabriele Giaffreda, Paolo Ciotti ed Elisa Proietti, per la regia di Ugo Chiti. La pièce del commediografo francese debutterà domani, mercoledì 31 gennaio, alle 21, al Teatro Tonio Dei di Lanusei, per approdare giovedì 1 febbraio, alle 21, al Cine/Teatro Montiggia di Palau, nel cartellone della Stagione di prosa 2017-18, nell'ambito del Circuito multidisciplinare dello spettacolo in Sardegna. Focus su uno dei vizi capitali tra amori ed intrighi nella celebre commedia che svela il complicato nodo delle passioni in un vivace e singolare ritratto di famiglia: un intero microcosmo ruota intorno alla figura del vecchio Arpagone, così ossessionato dall'idea di perdere il suo tesoro da temere che chiunque voglia rubarglielo, ma anche lusingato dalla prospettiva di prender moglie. Invece, il futuro dei figli pare non riguardarlo, se non nella misura in cui potrebbe intaccare il patrimonio, tanto che egli progetta per loro, senza interpellarli, ne tener conto dei loro sentimenti, delle nozze infauste.

Se il tema dell'avarizia (già declinato mirabilmente nell'“Aulularia” di Tito Maccio Plauto) offre spunti d'irresistibile comicità con le stravaganze, le manie e gli eccessi cui si abbandona il protagonista, Molière affronta la complessa psicologia dell'uomo, la sua fragilità dietro l'imperio del pater familias e l'arroganza del padrone, spingendo la situazione fino al punto di rottura. Arpagone, padre severo e moralista (ma indulgente verso i propri capricci e dispostissimo a “comprarsi” una sposa purché giovane ed avvenente), diventa, per uno sfortunato concorso di circostanze, “rivale” del proprio figlio e d'altro canto spinto dall'avidità non disdegna di prestare denaro ad usura. Un uomo inquieto, egoista, carico di difetti e pieno di contraddizioni ma curiosamente convinto di agire per il meglio, secondo le regole ed i principi di una morale personale per cui la parsimonia (indubbiamente una virtù) sconfina nella meschinità, non sono consentiti “sprechi” di cibo e gli abiti nuovi rappresentano un lusso, anche se quelli vecchi e consunti offendono la dignità ed il decoro. Fin troppo facile immaginarlo, qualora quel terribile matrimonio organizzato con il tramite di una compiacente mezzana andasse a buon fine, interamente succubo dei desideri della moglie o viceversa in veste di tiranno capace di soffocare nella giovane sposa ogni inclinazione all'eleganza ed ogni spirito di libertà.

La mise en scène firmata da Chiti (uno dei più interessanti ed originali registi e drammaturghi contemporanei) impreziosita dal disegno luci di Marco Messeri e dalle musiche di Vanni Cassori, propone una rilettura in chiave moderna, fedele all'originale, ma con volute sottolineature ed intuizioni che rivelano il lato oscuro dei personaggi e, in fondo, la loro umanità. «Il nostro “Avaro” occhieggia a Balzac senza dimenticare la commedia dell’arte, intrecciando ulteriormente le trame amorose in un’affettuosa allusione a Marivaux - spiega l'artista - Arpagone resta personaggio centrale assoluto mantenendo quelle caratteristiche che da sempre hanno determinato la sua fortuna teatrale, si accentuano alcune implicazioni psicologiche, si allungano ombre paranoiche, emergono paure e considerazioni che sono più rimandi al contemporaneo». Il talento istrionico e l'innata verve di Alessandro Benvenuti mettono in risalto le molteplici sfaccettature del carattere del protagonista, i suoi tratti più “infantili” e quelli meno gradevoli, in uno spettacolo coinvolgente, di grande raffinatezza- oltre che immediatezza e freschezza dove, come sottolinea il regista Ugo Chiti, «la “parola” è usata in maniera diretta, spogliata di ogni parvenza aggraziata, in funzione di una ritmica tesa ad evidenziare l’aggressività come la “ferocia” più sotterranea della vicenda». Una rilettura contemporanea, ma in fondo classica, per una commedia piena di ironia, con qualche nota amara, per sorridere e pensare.

Nella foto (di Filippo Venturi Photograpy): Alessandro Benvenuti in scena
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