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Red 19 febbraio 2018
Giorgio Murru, direttore del museo della statuaria preistorica sarda, con sede a Laconi, ha spiegato, nel corso dell’intervento, che scavi recenti, realizzati a Nurallao ed a Samugheo, hanno restituito testimonianze assai rilevanti che fanno pensare ad una continuità dell’antica religione dei sardi almeno fino all’alba dei nuraghi
La religione dei sardi tiene banco a tourismA


LACONI - Una religione radicata e sentita, sviluppatasi in epoca preistorica e durata ben oltre l’avvento della civiltà nuragica al punto che, quando Gregorio Magno, nel 595, scrive ai vescovi della Sardegna chiedendo di accelerare il processo di cristianizzazione dell’Isola, la religione dei sardi è caratterizzata da idoli di legno e pietra. Si tratta dello stesso credo religioso delle statue stele menhir? Il nodo centrale dell’intervento dell’archeologo Giorgio Murru, che ieri pomeriggio (domenica), nel salone dei congressi di tourismA, ha chiuso il programma di questa tre giorni, ruota attorno ad una domanda volutamente provocatoria. Il direttore del museo della statuaria preistorica sarda, con sede a Laconi, ha spiegato, nel corso dell’intervento, che scavi recenti, realizzati a Nurallao (Aiodda) ed a Samugheo (Paule Luturu), hanno restituito testimonianze assai rilevanti che fanno pensare ad una continuità dell’antica religione dei sardi almeno fino all’alba dei nuraghi.

Questo è un elemento di assoluta rilevanza, tenuto conto del fatto che fino a poco tempo fa si pensava che il culto della statuaria preistorica non avesse relazione con il periodo nuragico. I ritrovamenti di menhir che, nei due siti di Nurallao e Samugheo, secondo la credenza dei sardi antichi, avevano certamente il compito di tenere lontani gli spiriti maligni, dimostrerebbero, secondo Murru, una linea di continuità e quindi una relazione certa tra nuraghi e statuaria preistorica. Il filo conduttore tra preistoria sarda e età nuragica, dunque, sarebbe rappresentato proprio dalle statue menhir e «gli elementi determinanti – spiega Giorgio Murru – sono la forza, la costanza e la resistenza di un popolo, se si pensa che a distanza di sei secoli dalla divulgazione della parola di Dio, i sardi continuavano ad adorare idoli di legno e pietra. Si tratta ancora delle statue menhir?». La risposta è stata oggetto del dibattito che ha preso l’avvio in chiusura di lavori del tourismA 2018 e che proseguirà nelle sedi deputate alla comunicazione scientifica.

Intanto, va detto che nel terzo ed ultimo giorno del prestigioso Salone fiorentino, considerato il più importante evento europeo relativo al turismo archeologico e culturale, il padiglione Sardegna ha continuato ad essere una fra le mete più gettonate dalle centinaia di visitatori che, malgrado il tempo incerto, hanno invaso il Palazzo dei congressi dalle prime ore di ieri mattina. Sembra chiaro che tourismA sia una manifestazione in crescita. Tendenza che certamente sarà confermata nei prossimi giorni, quando gli organizzatori comunicheranno i dati di chiusura. Per la Sardegna è stato un grande successo non solo per la qualità dell’allestimento grazie al quale la cerimonia inaugurale si è svolta nella sala Sardegna, ma soprattutto perché il patrimonio culturale dell’Isola è sempre oggetto di forte richiamo dal punto di vista scientifico e turistico e questi sono elementi su cui occorre lavorare e progettare.

Nella foto: un momento di tourismA
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