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Mariangela Pala 14 aprile 2018
No alle condizioni imposte da Eni. La segreteria del Partito sardo d’Azione cittadino ribadisce ancora una volta la volontà di partecipare alle scelte di politica economica fino ad ora dettate dall’alto e dall’azienda con il cane a sei zampe e non condivise con tutte le forze politiche e in particolare con il territorio
«Eni investa nel territorio alle nostre condizioni»


PORTO TORRES - No alle condizioni imposte da Eni. La segreteria del Partito sardo d’Azione cittadino ribadisce ancora una volta la volontà di partecipare alle scelte di politica economica fino ad ora dettate dall’alto e dall’azienda con il cane a sei zampe e non condivise con tutte le forze politiche e in particolare con il territorio. «La settimana scorsa abbiamo ribadito l’importanza di convocare un consiglio preparatorio alla riunione con Eni prevista martedi 17 aprile alle 12.30. Già l’orario fissato per la riunione dimostra come poco si dà importanza alla presenza dei cittadini - sottolinea il segretario Psd’Az, Ilaria Faedda - e dunque a un possibile dibattito, e dall’altra la mancata convocazione di un consiglio preparatorio ci fa capire quanta poca importanza abbia per i pentastellati arrivare preparati con idee e proposte chiare e precise e soprattutto condivise, ad un appuntamento cosi importante per lo sviluppo del nostro territorio».

I dirigenti del partito dei Quattro Mori accusano l’amministrazione pentastellata di non volere recepire le loro richieste. «Noi del Psd’Az non ci renderemo complici di questa amministrazione - puntualizza il segretario - ne tantomeno staremo in silenzio davanti a un’altra presa in giro da parte di Eni che ha già siglato a suo tempo un accordo mai rispettato. Non credevamo a loro allora tantomeno pensiamo di fidarci oggi!». Sul piatto delle trattative restano in stand-by le questioni legate alla Chimica verde, il progetto Matrìca in attesa ancora di rilancio, il rinnovo del protocollo d’intesa siglato nel 2011. E poi ci sono le bonifiche che mancano di un passaggio burocratico della Provincia di Sassari, e il Progetto Italia sul fotovoltaico che avrebbe sostituito quello sulla centrale a biomasse.

«Non accetteremo passivamente le loro condizioni e andremo contro in maniera decisa a questa Amministrazione che non prende posizione a tutela del territorio e dei suoi cittadini», sottolinea il segretario Faedda. «Non dimentichiamo che nel Protocollo d’Intesa del 2011 erano previsti non solo 7 impianti di Chimica verde e le bonifiche ma anche un aumento del livello occupazionale - aggiunge Ilaria Faedda - e una riqualificazione professionale attraverso processi di formazione tecnica tutte cose mai avvenute e su cui molti nostri cittadini puntavano per una riassunzione, con il risultato di una crisi occupazionale senza eguali». In virtù proprio di tale accordo non rispettato «pensiamo che Eni si trovi in una posizione debitoria nei confronti della nostra città e che la stessa abbia tutto il diritto di riscattarsi».

Il commissario provinciale del Psd’Az Pietro Madeddu lancia un sos a tutte le forze politiche, «oggi sta subentrando la rassegnazione, vediamo cittadini disoccupati e padri di famiglia rassegnati, ma dobbiamo evitare la fine di questo territorio. Il contrappeso per essere stati sfruttati per anni è la valorizzazione del turismo, ma siamo consapevoli che non possiamo campare soltanto di turismo e cultura e per questo vogliamo che Eni mantenga i suoi impegni altrimenti siamo pronti a reagire». Il riscatto secondo il Psd’Az potrà avvenire solo facendo si che i 230 milioni destinati alla costruzione della centrale a biomasse rimangano a Porto Torres per la realizzazione di progetti volti al decoro e all’occupazione con il coinvolgimento di imprese e maestranze locali.

Sulla chimica verde c’è la consapevolezza che i prodotti bio possano trovare campo aperto in Europa. «Solo oggi il 18% dei prodotto biodegradabili è sul mercato europeo e con 7 moduli di impianto abbiamo a disposizione un altro 82% del mercato da coprire con la possibilità di creare centinaia di posti di lavoro», aggiunge Madeddu. «Questa non deve essere una proposta ma una condizione necessaria e non trattabile per arrivare alla firma del nuovo Protocollo d’Intesa – precisa il consigliere Costantino Ligas - senza l’accoglimento di questa condizione noi sardisti pensiamo che Eni debba trovare un altro interlocutore e non investire sul nostro territorio».
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