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Red 20 agosto 2018
Nell´Isola, una nuova impresa su tre è guidata da un giovane imprenditore: 15.563 le realtà attive. «Incentivi economici e sostegno legislativo per i giovani che vogliono competere sul mercato», auspica il segretario regionale della Confartigianato Stefano Mameli. Le richieste dell’associazione alla Commissione Speciale in Consiglio regionale
La Sardegna punta sulle imprese Under35


SASSARI - In Sardegna, una nuova impresa su tre è guidata da un Under35. Attività per edifici e paesaggio, servizi alla persona, ristorazione, servizi agli uffici, attività finanziarie e commercio sono i principali settori nei quali i giovani investono i pochi, risparmi e le tante energie, non arrendendosi alle difficoltà del mercato, ad un credito asfittico, alla tanta burocrazia ed alla concorrenza sleale, italiana e straniera. E’ questo ciò che emerge dall’analisi dell’Osservatorio per le Pmi di Confartigianato imprese Sardegna, sui dati di Unioncamere-Infocamere di giugno. Le realtà Under35 attive in Sardegna al 30 giugno, tra tutti i comparti produttivi, sono 15.563. Le nuove iscrizioni, nel secondo trimestre, sono risultate 777, con un saldo (aperture-chiusure) tra aprile e giugno di 518 attività. La “young economy” isolana, con il 29,7percento, è al nono posto in Italia per le quote di iscrizioni Under35 sul totale delle iscrizioni agli albi delle imprese delle Camere di commercio. Al primo posto la Calabria, con il 40,9percento, al secondo la Campania, con il 40,8, contro una media italiana del 30,8.

Nel complesso, il peso dell’imprenditoria giovanile sarda sul totale delle imprese regionali è del 9,2percento, percentuale che appare determinante per assicurare il ricambio della base produttiva regionale. Rispetto alla media delle imprese, quelle giovanili scontano però una fragilità maggiore dal punto di vista patrimoniale. Con riferimento alle imprese costruite in forma di società e con un capitale dichiarato, la quota di imprese Under35 con capitale sociale superiore ai 10mila euro è nettamente inferiore alla media di ognuna delle classi. Quanto alla rappresentatività della società italiana, rispetto alla media generale l’imprenditoria giovanile vede una presenza relativamente maggiore di imprese femminili (il 28,9percento, contro una media generale del 21,9) e della componente straniera di provenienza extra Ue (il 15,9percento, contro il 7,7).

«Il momento dell’avvio di un’impresa, per un giovane, è molto delicato – afferma il segretario regionale di Confartigianato Stefano Mameli - oltre alle tante difficoltà burocratiche, ai dubbi su come reagirà il mercato, all’investimento economico iniziale, a una concorrenza sleale di chi invece decide comodamente di rimanere nel sommerso, si aggiungono dei costi importanti che il giovane deve sostenere, a partire da quelli previdenziali e fiscali. La fase di start up dovrebbe essere quella più tutelata, quella nella quale lo Stato interviene per aiutare l’impresa a germogliare e a camminare poi da sola, con tutti i risvolti positivi che derivano poi all’intera società. Per questi motivi, Confartigianato Sardegna ha chiesto anche alla Commissione speciale per l’artigianato e il commercio, istituita in Consiglio regionale "l’impegno a intervenire su due fronti, con veri incentivi utili ad avviare una nuova impresa”. Un primo intervento proposto da Confartigianato va nella direzione di puntare sui giovani che vogliano avviare un percorso sull’artigianato, abbattendo del 50percento il costo previdenziale per almeno due anni per le imprese artigiane di nuova costituzione. La seconda proposta – conclude Mameli - prevede degli sgravi contributivi e fiscali per le imprese interessate da passaggio generazionale».
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