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A.B. 25 settembre 2014
Lo ha dichiarato il segretario generale della Uil Sardegna Maria Francesca Ticca, durante il 16esimo Congresso della Confederazione regionale a Quartu Sant’Elena
Uil: «la Sardegna non è un paese senza futuro»


QUARTU SANT’ELENA - «Possiamo dire che esiste una simbiosi tra il tema del Congresso: “Quello che non c’è” e la Sardegna, colpita pesantemente dalla crisi, caratterizzata da una bassa produttività, da una crescente precarietà nei rapporti di lavoro, da una crescente incertezza tra i cittadini sul proprio futuro e destino». Lo ha detto Maria Francesca Ticca, segretario generale della Uil Sardegna, introducendo i lavori del 16esimo Congresso della Confederazione regionale nelle sale dell’“Hotel Sighientu” nella Marina di Capitana del litorale di Quartu Sant’Elena. Presenti, il sindaco di Cagliari Massimo Zedda, l’assessore alla Cultura del Comune di Quartu Guido Sarritzu, l’ex deputato ed ex sottosegretario alla Salute Paolo Fadda, il sottosegretario alla Cultura Francesca Barracciu, l’assessore regionale all’Industria Maria Grazia Piras, il presidente del “Cacip-Consorzio Industriale Provinciale” di Cagliari Salvatore Mattana, il segretario generale della Cisl Sardegna Oriana Putzolu, il consigliere regionale di Forza Italia Marco Tedde, il consigliere regionale e presidente della Commissione Sanità Raimondo Perra ed il segretario generale dell’Ugl Sandro Pilleri.

«Una società malata e una economia depressa che sta determinando un male sottile che si chiama sfiducia nel futuro. La Sardegna ha questo male sottile figlio del lavoro che non c’è. Abbiamo perso in pochi anni gran parte della produzione industriale e molto del prodotto interno lordo, gli effetti della lunga crisi sull’economia reale, sull’occupazione e sul reddito delle famiglie toglie la voglia di spendere anche a chi potrebbe farlo. E noi della Uil sarda e di Cagliari – sottolinea Ticca - ripartiamo da li da “quello che non c’è”. da un’espressione di acquisita consapevolezza dell’attuale fase storica e delle nuove domande che essa impone, con impellente nettezza, alla politica». «Vogliamo essere come Uil Sardegna e Uil, un sindacato all’altezza della sfida storica che abbiamo di fronte. Appare nitida la necessità di una ridefinizione concreta nella crisi della Democrazia Italiana e dell’Europa e il comportamento pratico ancorato tuttora, ostinatamente, agli schemi e alle categorie concettuali del passato, che accompagnano senza scampo questa crisi, essendone insieme concausa e conseguenza».

«Ci preoccupano, ma non ci impressionano le provocazioni evidenti come quelle riguardanti l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Noi della Uil Sarda – prosegue il segretario - non intendiamo rassegnarci a questa idea di percorso, vogliamo dominare le emotività che invece sembrano prendere il sopravvento. Per noi della Uil si tratta di passare dal “contro” al “per” con la consapevolezza che la Sardegna, per quanti problemi possa avere, riesce ancora, se lo vuole, ad esprimere grandi potenzialità ed infinite capacità. Stiamo vivendo una crisi profonda e drammatica perché si sono saldate insieme crisi economica, crisi sociale, crisi della politica e delle istituzioni, Una vera e propria tempesta. Ma la Sardegna non è un paese senza futuro. Conosciamo bene i nostri mali che vengono da lontano, spesso sottovalutati, ai quali non è riuscita a trovare cura e rimedio la nostra classe dirigente, tutta l’intera classe politica che ha tenuto in mano, per anni, le redini della dirigenza».

«Dobbiamo far tornare a sognare i sardi e, insieme, costruire e diffondere la speranza per un futuro migliore per tutti e in tutti i territori. Chi perde la capacità di sognare la rinascita non ha futuro, per questo bisogna far lievitare i migliori sentimenti di riscatto sociale ed economico. Per questo, c’è bisogno di un progetto originale, dove le azioni siano rivolte alla costruzione di nuove e specifiche strategie e percorsi di sviluppo. Bisogna aprire un orizzonte, un’utopia possibile attraverso la programmazione e la realizzazione di un nuovo processo di sviluppo, che affronti con determinazione e intelligenza i nodi cardine, intensificando gli sforzi progettuali e di investimento nei settori dell’energia, dei trasporti, dell’ambiente, della cultura e dei servizi». «Occorre essere uniti- insiste Ticca - per affrontare le questioni fondamentali dell’autonomia, della specificità, del federalismo e della riscrittura dello Statuto Speciale della Sardegna. Quindi reinterpretare e riscrivere le regole dell’autonomia sarda alla luce del secolo che stiamo vivendo, per affrontare insieme i bisogni dei sardi. Dobbiamo essere capaci di integrare la società sarda con il resto del mondo. I sardi hanno bisogno di una società improntata alla giustizia, alla libertà e all’equità, dove tutti possano abitare e vivere in condizioni dignitose di lavoro che oggi non c’è. Uniti si può incrementare la ricchezza e garantire una più equa distribuzione, ma è necessario sciogliere i nodi che hanno impedito una crescita armonica della nostra Isola. È necessario aprire una nuova stagione veramente costituente che veda l’insularità come condizione di vantaggio nel trasferimento di innovazioni e conoscenze, quindi una specialità dell’Isola, vissuta non come separazione o marginalità, ma come opportunità di scambi e movimentazione al centro del Mediterraneo che si ripercuote positivamente con la creazione di benessere e nuova occupazione. La Uil, insieme a Cgil e Cisl hanno proposto in più occasioni l’istituzione di un’assemblea costituente del popolo sardo, e siamo ancora convinti che sia necessario il massimo coinvolgimento della società civile, delle forze sociali e imprenditoriali per riscrivere le regole dei sardi. Alla politica occorre fare le scelte rispetto a quello che non c’è».

Ticca conclude la relazione richiamando i valori del primo congresso nazionale della Uil del 1953 e l’incontro, un anno fa, di Papa Francesco con i lavoratori sardi a Cagliari. «Papa Francesco ha parlato di coraggio – ricorda - “bisogna avere coraggio per affrontare la grave situazione di crisi”, e a noi il coraggio, certo, non manca. Ha parlato di affrontare le situazioni di grave emergenza con solidarietà, una parola, ma anche un atteggiamento a noi tanto caro. Ha parlato di mancanza di lavoro che cancella la dignità della persona, ma soprattutto ha parlato di speranza. “Non fatevi rubare la speranza”, ha detto a tutti noi Papa Francesco. E oggi, come ho già detto prima, crediamo che sia nostro compito far tornare a sognare i sardi e, insieme, impegnarci per costruire e diffondere la speranza per un futuro migliore per tutti e in tutti i territori».

«Questa riforma sul lavoro è quella di Renzi e non quella degli italiani che lavorano: il nostro Premier la vuole portare in Europa per poter dire che ha fatto qualcosa. È questo che ci dà fastidio. Ogni anno si fa una riforma sul mercato del lavoro e il precariato è aumentato. Per lo sviluppo e l'occupazione, occorrono investimenti pubblici e privati: la flessibilità che Renzi chiede all'Europa non serve a questo scopo». Inizia così Carmelo Barbagallo, segretario aggiunto Uil, a margine del congresso regionale. «Non hanno capito che il nostro rischia di essere un Paese in via di estinzione: si fanno solo 1,48 figli a coppia. Ecco perché bisogna fare una riforma vera del mercato del lavoro: per cambiare davvero verso, occorre dare stabilità ai giovani e flessibilità agli anziani, il contrario di ciò che è stato fatto in questi anni. Se due giovani hanno solo la prospettiva di lavori precari, perché dovrebbero sposarsi e fare figli? Un Paese che non fa figli è destinato a impoverirsi sempre più».

Nella foto (da Facebook): il segretario generale Uil Sardegna Maria Francesca Ticca
Commenti
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