Cagliari Oggi
Notizie    Video   
NOTIZIE
Cagliari Oggi su YouTube Cagliari Oggi su Facebook Cagliari Oggi su Twitter Alguer.cat
Cagliari OgginotiziecagliariSpettacoloCinemaL´Accabadora intervista con la sceneggiatrice
M.L.P.C. 9 ottobre 2014
Abbiamo incontrato nelle strade di Castello, durante il primo ciak, la sceneggiatrice del nuovo film di Enrico Pau l’Accabadora. Intervista ad Antonia Iaccarino, sceneggiatrice insieme a Enrico Pau del lungometraggio l’”Accabadora”.
L´Accabadora intervista con la sceneggiatrice


CAGLIARI - In queste settimane è impegnata sul set dell’ultima fatica da regista di Enrico Pau, l”Accabadora”, girato in parte a Collinas, paese del Campidano, e in parte a Cagliari sotto i bombardamenti del ’43. La pellicola verrà girata in tutto in sole cinque settimane e l’uscita è prevista per la primavera del 2015.

Parliamo di Antonia Iaccarino, sceneggiatrice napoletana che vive e lavora a Cagliari, diventata nei giorni scorsi la neopresidente di Moviementu, associazione nata nel 2013 per tutelare e promuovere le attività e le professioni della cinematografia in Sardegna. La Iaccarino ha già affiancato Enrico Pau nella stesura della sceneggiatura in “Jimmy della Collina” (premio "CICAE/Arte & Essai" al Festival Internazionale del Cinema di Locarno nel 2006, e inoltre premiato a Mons, Villerupt, Bastia, Sulmona e Giffoni) e nel 2008 il regista Enrico Pitzianti in “Tutto torna”. Ricordiamo anche la sua attività come scrittrice: nel 2007 pubblica il romanzo “Costanza e la controra” e nel luglio 2011 esce “Il figlio della santa” per Fandango Libri.

Ora insieme nuovamente a Enrico Pau è autrice del soggetto originale de l’”Accabadora” che, ricordiamo, niente ha a che vedere col romanzo di Michela Murgia.Da lunedì scorso, il 29 settembre, Antonia Iaccarino e tutto il cast del lungometraggio della Film Kairos, coprodotto con l’Irlanda, sono in città per girare i ciak nel quartiere Castello, in una Cagliari martoriata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.
Qui l’abbiamo incontrata e con estrema gentilezza e simpatia ha risposto ad alcune domande. Antonia, oltre che un’ottima sceneggiatrice e scrittrice è una donna di grande classe ed eleganza, con un sorriso capace di illuminare il vicolo buio di Castello nel quale l’abbiamo intervistata.

Quali fonti hai utilizzato per avviare la stesura di questa sceneggiatura?
Insieme ad Enrico (ndr. Pau, il regista) abbiamo fatto un lavoro di approfondimento non solo della reale situazione storica del periodo trattato ma soprattutto c’è stata una grande ricerca di testimonianze di chi il periodo di guerra l’ha vissuto e subìto. Tutti i dati e i racconti che abbiamo raccolto sono stati utilizzati per la creazione di un programma andato in onda su Radio Rai 1 Sardegna da febbraio ad aprile scorso (ndr. e che ora è disponibile in versione audio negli archivi di Sardinia Digital Library).
Il programma si chiama “Diario postumo della Città ferita”, un racconto emozionale con le voci, i suoni e le reali testimonianze di chi ha vissuto in prima persona gli anni della seconda guerra mondiale, dei bombardamenti, dello sconforto, della città martoriata. La ricerca si è basata sia su scritti e interviste di importanti storici e giornalisti isolani, ma anche e soprattutto sulle storie della gente comune, quella che normalmente sta ai margini ma che nella realtà è quella che fa la storia.
Tornando al film, l’idea mi è stata proposta da Enrico già nel 2007. Le letture fatte a proposito della figura dell’accabadora si sono unite con il lavoro svolto per il programma radiofonico e da lì i due spunti si sono uniti ed è nata la storia.

L’accabadora nella tradizione operava al centro-nord Sardegna, come mai avete pensato di farla arrivare a Cagliari?
La figura di Annetta (ndr. così si chiama l’accabbadora nel film, interpretata da Donatella Finocchiaro) è stata assunta da noi come simbolo di una condizione umana estrema, non tanto come figura antropologicamente definita. La città di Cagliari sotto i bombardamenti fa parte della storia del film così come della nostra storia, rappresenta la realtà di contro al tempo immoto della ruralità di Collinas (ndr. paese dove è ambientata la prima parte del lungometraggio). Il paese di Collinas però non è mai apertamente citato, né vengono dati riferimenti precisi. Rappresenta un luogo rurale metafisico.
Questa dualità viene ripresa anche a livello del linguaggio filmico e narrativo: la dimensione sospesa di Collinas di contro alla realtà di Cagliari.
Annetta allo stesso modo è simbolo di una condizione di mortificazione: nelle campagne ataviche lei da la morte, vive in un piano quasi metafisico, vede e rivede le anime che ha aiutato a uscire dal corpo terreno. A Cagliari invece, dove arriva grazie alla figura della nipote, è una donna qualunque: nessuno sa chi lei sia. Viene sradicata dal suo territorio e dalla sua condizione di predestinata ed entra a contatto con una realtà che per i più è di violenza e di morte.
Da questa sua posizione che va contrariamente alle vite di tutti, lei trova una via. Da bambina è stata prescelta per dare la morte e a Cagliari, dove la morte va indipendentemente da lei, Annetta trova un suo riscatto, trova la vita. Il film racconta la storia di Annetta in quanto accabadora, non il contrario: racconta la storia di una donna che sembra dover vivere di sofferenza ma che, in uno scenario dove regnano macerie e distruzione, avrà una grande opportunità di vita.

Che rapporto ha il film col tema dell’eutanasia?
Il racconto non è stato concepito per discutere di questo tema ma all’inverso sicuramente se ne discuterà in quanto per mano di Annetta le anime sofferenti trovano la morte.
Si è voluto invece raccontare come questa donna sia stata simbolo di una condizione di mortificazione relegata ai margini della società, una figura femminile a cui non si riconosceva il diritto di avere vita propria.



Nella foto Antonia Iaccarino a Cgliari
Commenti
27/5/2016
«Affresco della Sardegna Anni Sessanta», ha chiosato l´assessore regionale della Cultura Claudia Firino, che ieri mattina ha partecipato alla presentazione del progetto del film documentario di Peter Marcias
© 2000-2016 Mediatica sas