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Antonio Burruni 10 ottobre 2014
Il ricorso della società, in relazione alla delibera del giudice sportivo per quanto successo nel match casalingo contro il Tortolì, riduce l’inibizione del patron dal 14 settembre 2019 al 14 marzo 2018
Sanluri: ridotta l’inibizione del presidente Pilloni


SANLURI – La Commissione Disciplinare Territoriale ha deciso di ridurre di un anno e mezzo, dal 14 settembre 2019 al 14 marzo 2018, l’inibizione del presidente del Sanluri Paolo Pilloni, decisa dal giudice sportivo il 18 settembre, quattro giorni dopo i fatti accaduti nell’intervallo del match di Eccellenza Regionale tra i padroni di casa ed il Tortolì [LEGGI]. Pilloni aveva subito presentato reclamo contro la decisione del giudice sportivo, che attribuiva al presidente del Sanluri «una condotta da qualificare violenta, riprovevole e di assoluta gravità: il dirigente, infatti, avrebbe dapprima ingiuriato il direttore di gara, poi spintonato con veemenza, colpito con un pugno allo zigomo sinistro facendolo cadere all’indietro e causandone lo sbattimento della nuca contro il muro alle sue spalle per poi colpirlo con due calci che lo avrebbero attinto attingevano rispettivamente nella zona addominale e nella gamba destra, quando ancora dolorante si trovava steso sul pavimento». Il patron ribadiva le sue scuse all’indirizzo del direttore di gara, ricordando di averle presentate pubblicamente nell’immediatezza, presentando un articolo di un quotidiano sportivo e contestando l’entità della sanzione, evidenziando che l’episodio, determinato da uno scatto d’ira conseguente a certe decisioni tecniche dell’arbitro, si era verificato all’interno dello spogliatoio, non davanti al pubblico e che quindi il cosiddetto «allarme sociale era certamente minore atteso il fatto che mai lo stesso si sarebbe potuto interpretare alla stregua di pubblica incitazione alla violenza». Pilloni ammetteva di aver spintonato energicamente l’arbitro, che perciò sarebbe caduto per terra, ma negava di averlo colpito con un pugno sullo zigomo e con due calci al corpo. Inoltre, «la certificazione medica, allegata dal direttore di gara al proprio referto, escludeva la presenza di lesioni o sintomatologie oggettive, e che la diagnosi sarebbe basata su lamentate “algie a carico del cuoio capelluto in regione occipitale con algie cervicali, in assenza di epispinalgia evocabile alla digitopressione dei processi spinosi ne’ contrattura della muscolatura paravertebrale”».

In un incontro organizzato dalla Corte sportiva d’appello federale territoriale, l’arbitro «confermava integralmente il suo referto ed in particolare ribadiva di essere stato dapprima ingiuriato sia dal Pilloni che da altro dirigente e poi colpito dal presidente del Sanluri Calcio con un pugno sul viso, precisamente all’altezza dello zigomo sinistro; a causa del colpo il medesimo ruzzolava per terra, urtando il muro dietro di lui; il Pilloni lo avrebbe poi colpito con due calci, quando si trovava per terra; precisava che il primo calcio all’addome era stato violento e gli aveva procurato dolore, mentre il secondo sarebbe stato molto più leggero. Specificava che il Pilloni sarebbe stato trattenuto da un suo assistente , presente ai fatti, al pari dell’altro assistente. Infine riferiva la circostanza che alla data dell’audizione non aveva sporto querela, ne formulato alcuna richiesta di risarcimento dei danni». Pilloni, nel corso della sua audizione ribadiva le sue sentite scuse nei confronti del direttore di gara, specificava che in quindici e più anni da tesserato non si era mai reso responsabile di atti di violenza nei confronti di chicchessia e che allo stato non riusciva a capacitarsi dell’accaduto. Nel merito, ammetteva di aver spintonato con violenza il direttore di gara, di averlo ingiuriato reiteratamente, ma negava con fermezza di averlo colpito con un pugno e con due calci, come affermato dal direttore di gara.

Alla fine dell’istruttoria, questo il dispositivo deliberato dalla Corte sportiva di appello territoriale: «Il giudice sportivo, nel caso di specie, anche perché privo di possibilità di indagine (il suo convincimento in ordine alla sanzione da adottare si basa sulla lettura degli atti) ha sanzionato il presidente della Soc.Sanluri Calcio con il massimo della pena. Orbene, non vi è alcun dubbio che la condotta del ricorrente debba essere qualificata alla stregua di un fatto di grave violenza, ciò tenuto conto della molteplicità dei colpi inferti al direttore di gara e delle conseguenze lesive da essa derivati. Ciò nondimeno, al fine di effettuare una valutazione equilibrata e complessiva dell’accaduto, occorre evidenziare che gli episodi de quibus si sono verificati per intero all’interno dello spogliatoio e non nel recinto di giuoco, di talché l’allarme sociale, inteso in termini di incitamento alla violenza, da essi scaturito, è certamente minore rispetto ad un medesimo accadimento se verificatosi alla presenza del pubblico, dei giocatori e dei tesserati in generale. Alla stessa stregua, è necessario valutare l’assenza in capo al ricorrente di altre infrazioni: Paolo Pilloni non è recidivo, ne’ in precedenza, per un significativo lasso temporale quale il suo tesseramento nella Figc e la contemporanea presidenza della Soc.Sanluri Calcio, si è mai reso protagonista attivo di altri comportamenti violenti e comunque in violazione delle norme del codice di giustizia sportiva. Ne può ignorarsi la circostanza che il reclamante, già nell’immediatezza, abbia pubblicamente presentato le sue scuse, che poi ha più volte ribadito dinnanzi questa corte. Ed allora, partendo dal citato dato normativo di cui all’art.19 Cgs, tenuto conto della circostanza aggravante dettata dal fatto che il ricorrente ricopriva le funzioni di presidente, in considerazione dell’assenza di recidiva, del minore allarme sociale e dall’atteggiamento assunto successivamente al verificarsi del fatto riconoscendo le proprie responsabilità e presentando più volte le scuse per l’atto antiregolamentare posto in essere, unite anche all’assenza di lesioni permanenti ed ossee in capo al direttore di gara, questa corte ritiene eccessiva la sanzione adottata dal Giudice Sportivo, che va pertanto ridotta nell’inibizione per tre anni e mezzo. Per tutte queste ragioni la corte di giustizia federale territoriale, in parziale riforma del provvedimento impugnato, riduce la sanzione dell’inibizione dal 14 settembre 2019 al 14 marzo 2018. Dispone la restituzione o comunque il non addebito della tassa».
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