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S.I. 17 ottobre 2014
Lo dice l´assessore della Programmazione e Bilancio Raffaele Paci, comunicando ufficialmente che il Governo ha riconosciuto alla Sardegna il diritto a trattenere nell´isola il ricavato delle cosiddette tasse di scopo.
«Tasse aggiuntive pagate dai sardi restano qui»


CAGLIARI - «Le tasse aggiuntive pagate dai sardi rimarranno in Sardegna e saranno usate solo ed esclusivamente per ridurre il debito pubblico dei sardi: si tratta di 230 milioni all'anno. Così i cittadini sardi non saranno ingannati, il loro sacrificio sarà effettivamente destinato a pagare i debiti e non a pagare ulteriori aumenti di spesa pubblica». Lo dice l'assessore della Programmazione e Bilancio Raffaele Paci, comunicando ufficialmente che il Governo, con il comma 5 dell'articolo 38 del ddl Stabilità, ha riconosciuto alla Sardegna il diritto a trattenere nell'isola il ricavato delle cosiddette tasse di scopo. Si tratta di un risultato importante, auspicato anche dall'ordine del giorno unitario approvato all'unanimità dal Consiglio regionale lo scorso 2 ottobre. Dunque i soldi dei sardi rimangono ai sardi e allo stesso tempo viene ribadita la sovranità della Sardegna in materia di entrate così come stabilito dallo Statuto. «La soluzione per queste “riserve erariali” proposta dalla Giunta Pigliaru e accettata dal Governo è semplice ma al tempo stesso molto forte nei suoi significati politici e simbolici», aggiunge il vicepresidente della Regione.

Il debito dell’intero sistema pubblico nazionale raggiunge una cifra spaventosa pari a 2.168 miliardi di euro e continua inesorabilmente a crescere, alimentato dal costo annuale degli interessi (circa 90 miliardi all’anno). E’ un enorme fardello che grava oggi sulle spalle di tutti i cittadini (36.000 euro a testa), e una pesante ipoteca sul livello di benessere delle generazioni future. Lo Stato, per cercare di ridurre il peso di questo debito ha introdotto negli ultimi anni alcune “tasse di scopo”, ossia imposte dedicate specificamente all’abbattimento del debito pubblico (le cosiddette “riserve erariali”). In altri termini è stato chiesto ai cittadini di fare ulteriori sacrifici (aumento dell’IVA dal 20% al 22% e l’aumento delle tasse sulla benzina, per ricordare gli esempi più noti) con l’impegno però ad utilizzare queste risorse aggiuntive unicamente per ridurre i debiti e non per generare altra spesa.

«La decisione dello Stato di 'riservare' a se questo incremento delle tasse andava però a confliggere con il diritto della Regione Sardegna della compartecipazione a tutte le entrate erariali e quindi anche agli incrementi sopra descritti», sottolinea l'assessore Paci. Queste riserve erariali sono previste a partire dal 2014 e sino al 2018 (Legge n. 147/2013) e per la Sardegna ammontano a circa 230 milioni all’anno. «Abbiamo quindi due principi, entrambi validi. Da una parte - ricorda il titolare del Bilancio - l’interesse dei cittadini (compresi i sardi) di vedere che le tasse che hanno dovuto pagare in più siano effettivamente utilizzate per ridurre l’indebitamento. Dall’altra parte - conclude Paci - il diritto della Sardegna di non vedersi togliere le entrate erariali a cui ha diritto».


Nella foto l'assessore Paci
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