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S.I. 8 novembre 2014
Il capogruppo di Riformatori Sardi – Liberaldemocratici in Consiglio regionale, Attilio Dedoni, commenta il Accordo di Programma per lo studio e la valorizzazione del sito archeologico del Sinis, siglato ieri tra Ministero dei Beni Culturali e Regione
Prama: «Passerelle mediatiche di Barracciu e Pigliaru»


CAGLIARI - «Dispiace dover turbare il clima idilliaco che sembra essersi venuto a creare intorno alle Statue di Mont’e Prama, ma vedere uno dei retaggi più gloriosi del nostro passato ridotto a pretesto per le passerelle mediatiche del politico emergente di turno non è cosa su cui si possa tacere» dichiara il capogruppo di Riformatori Sardi – Liberaldemocratici in Consiglio regionale, Attilio Dedoni, commentando il nuovo Accordo di Programma per lo studio e la valorizzazione del sito archeologico del Sinis, siglato ieri tra Ministero dei Beni Culturali e Regione.

«Il ‘nuovo’ Accordo di Programma non è altro che un rifinanziamento del vecchio documento che, vista l’esigua dotazione finanziaria prevista, rischiava di restare in larga parte inattuato”, prosegue Dedoni. “Anzi, qualcosa di nuovo sembrerebbe esserci: l’esautoramento della Regione, che non sembra avere più alcun ruolo se non quello di fornire la sua sede per le conferenze stampa. Vedere questa posizione totalmente subordinata rispetto al Ministero è la delusione più grande: viale Trento sembra aver rinunciato ad essere parte attiva nella gestione del sito e nella divulgazione delle scoperte che quasi ogni giorno si continuano a fare nella necropoli. Non è un caso che ieri sera, quando si è parlato di Mont’e Prama in una trasmissione di una nota tv locale, la Regione non fosse neppure rappresentata, mentre il Ministero ormai sembra voler disporre a piacimento delle Statue come se fossero una sua proprietà e non il patrimonio di un popolo che, sulla loro destinazione, dovrebbe avere quantomeno una qualche voce in capitolo».

«Intanto, al termine della lunga giornata di ieri, in cui della statuaria del Sinis si è parlato tanto e forse anche troppo, il dubbio più importante non è stato fugato”, conclude il capogruppo. “Dato per assodato che l’affidamento degli scavi di Mont’e Prama a una cooperativa di Reggio Emilia, con annesso esautoramento degli studiosi sardi, è avvenuto nel pieno rispetto formale delle norme di legge (cosa che peraltro nessuno ha mai contestato), quali competenze dimostrabili in materia di archeologia della Sardegna sono state prodotte dalla cooperativa per partecipare alla selezione? Ai sardi interessava soprattutto avere una risposta a questa domanda, che però è caduta ancora una volta nel vuoto. Peccato. Ci consola, se non altro, sapere che i sottosegretari passano mentre i Giganti, sopravvissuti già per migliaia di anni, sono destinati a restare – si spera – per sempre».
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