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Cagliari OgginotiziecagliariCronacaPesca › Cagliari, venditori di ricci disperati. «Cosi non possiamo lavorare»
M.L.P.C. 13 novembre 2014
Da dieci giorni è iniziata la stagione di pesca dei ricci, come da regolamentazione regionale, ma del frutto di mare non si è ancora vista traccia: chioschi chiusi e rivenditori autorizzati a secco per ritardi di Comune e chiusura stabulario di santa Gilla
Cagliari, venditori di ricci disperati
«Cosi non possiamo lavorare»


CAGLIARI – Passata la primavera e l’estate i cittadini cagliaritani amanti del cosiddetto oro rosso aspettavano con impazienza la data del 1 novembre che significava per i palati dei buongustai l’apertura della stagione di pesca dei ricci e la conseguente vendita degli stessi nei chioschi cittadini di Su Siccu e da quest’anno anche al mercato di San Benedetto. Lo scorso 2 Ottobre era uscito il bando comunale di assegnazione per la durata di sei mesi dei dodici chioschi nella pineta sotto la basilica di Bonaria con tavolini e sedie per la vendita e degustazione e, sulla scia di Cagliari, anche il Comune di Quartu aveva pubblicato il bando di gara per l'assegnazione di 10 posteggi nel Mercatino stagionale provvisorio del Lungomare Poetto.

L’attesa però dura ancora: nessun chiosco è stato aperto e i cittadini amanti del frutto di mare restano a bocca asciutta, sia a Cagliari che a Quartu. Ma a farne le spese maggiori sono ovviamente i 189 pescatori professionali (di cui 80 sono cagliaritani) che, nonostante le pressanti richieste dei ricci di mare, non possono lavorare. Il problema riguarda anche lo stabulario-centro di spedizione di Santa Gilla che è chiuso da molti mesi: i pescatori così sono costretti a rivolgersi all’impianto di Oristano e Sant’Antioco. Il pescato, prima di essere venduto, deve essere certificato seguendo delle norme europee in materia di salute e sicurezza per il consumatore. Essendo chiuso a Cagliari il centro atto a questo lavoro, i pescatori dovrebbero rivolgersi lontano dal luogo di pesca per seguire le norme ma essendo il procedimento troppo macchinoso e dispendioso ne risulta che, pur avendo lo spazio per poter commercializzare i ricci ma non potendo riuscire a seguire le norme burocratiche per i controlli sanitari, i pescatori e i fornitori non possono lavorare.

Dal Consorzio Ittico che gestisce la laguna di Santa Gilla, il responsabile Walter Rizzardini spiega che: «Quando un impianto come uno stabulario resta chiuso per troppo tempo c’è una prassi ministeriale da seguire: va sottoposto a rigidi controlli e siamo in attesta del nulla osta della Asl che dovrebbe arrivare in settimana». Allo stesso modo, il presidente del Consorzio, Emanuele Orsatti, rincara la dose e se la prende con le autorità: «A rimetterci sono oggi i pescatori di ricci che senza la certificazione non potrebbero vendere il proprio prodotto ai ristoranti, ai rivenditori. E’ questo che vogliono le autorità? Anche perché il rischio è che i ricci finiscano nelle bancarelle abusive».
A questo punto si può solo sperare che una tradizione così amata e seguita da tantissimi sardi, per lo più nelle città di Cagliari, Alghero e Oristano, possa riprendere rapidamente a funzionare a pieno ritmo.

Nella foto una postazione di vendita a Cagliari
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